Il piede si pone come tramite tra il corpo umano e il suolo quando tocca quest’ultimo, il primo contatto avviene con la parte esterna del calcagno , poi con l’arco plantare determinando il movimento di pronazione. Quando il piede è stabilmente appoggiato sopportando il peso del corpo , l’arco comincia ad alzarsi e il piede comincia a ruotare per sollevare il peso del corpo effettuando il movimento di supinazione. La patologia del piede e lo stress da sovraccarico funzionale interessano al 90% il movimento di pronazione. Se prendiamo ad esempio l’attività di un maratoneta che compie circa 40.000 km all’anno di attività è intuitivo pensare come lo stress da usura è considerevole però in questo caso parliamo di un soggetto allenato e consapevole che una sana vita d’atleta con una alimentazione corretta riduce i rischi d’infortunio. Però quando parliamo di un atleta a livello amatoriale che compie al massimo 20 km alla settimana è non segue uno stile di vita d’atleta è facile intuire che i normali processi riparativi biologici non hanno un incidenza così rilevante, andando incontro quindi a quei fenomeni patologici non traumatici come: tendinopatie; talalgia plantare (tallonite); fascite plantare e altro ancora. In questi casi il protocollo rieducativi prevede tre stadi evolutivi: una fase infiammatoria da 0-6 giorni;una fase di riparazione da 6-21 giorni;una fase di recupero da 21 giorni in poi. Nella prima fase si limita l’infiammazione quindi l’edema, cercando di diminuire il dolore attraverso crioterapia (applicazioni di ghiaccio) e terapia fisica strumentale. Nella seconda fase si previene la formazione di aderenze, l’atrofia muscolare e le limitazioni articolari, diminuire gli aspetti della prima fase. Nella terza fase è prevista la guarigione con del lavoro biomeccanico specifico seguendo il principio della progressione del carico; ridurre eventuali fattori predisponenti ed educare il paziente ad evitare sovraccarichi, in particolare se si tratta di uno sportivo. Il tipico fenomeno traumatico è la distorsione alla caviglia. L’articolazione tibio-tarsicaè assai esposta al rischio di lesioni acute al complesso legamentoso sia interno che esterno. I sintomi clinici più evidenti sono tumefazione precoce della regione malleolare, ecchimosi tardiva, dolore in sede premalleolare e sottomalleolare, impotenza funzionale e altri segnali dipendenti dal tipo di distorsione. La distorsione alla caviglia produce un danno legamentoso più o meno complesso a seconda del numero dei legamenti coinvolti, la cui estensione e gravità viene quantificata in tre gradi. Di conseguenza il protocollo riabilitativo si pone l’obiettivo di ricercare la più precoce ripresa del movimento che condiziona in senso favorevole degli edemi ed ematomi, il metabolismo e la cicatrizzazione delle strutture danneggiate, la condizione psicologica in cui verte il paziente. Verrà eseguito un bendaggio di tipo compressivo e poi di tipo stabilizzante dinamico. La rieducazione deve essere suddivisa in tre fasi:
- Fase post-operatoria o post-infotunio
- Fase di carico e di rieducazione al cammino
- Fase di ripresa dell’attività sportiva