Classificazione delle lesioni muscolari
Non è compito facile pervenire ad un classificazione univoca delle lesioni muscolari, poiché diversi sono i criteri che possono essere presi in considerazione. Un primo elemento da considerare nelle classificazioni è rappresentato dalla natura diretta o indiretta del trauma. In tal caso si possono distinguere:
1. lesioni muscolari da trauma diretto, che secondo l’interpretazione classica, implicano l’esistenza di una forza agente direttamente dall’esterno.
2. lesioni muscolari da trauma indiretto, che presuppongono l’azione di meccanismi più complessi, e chiamano in causa forze lesive intrinseche, che si sviluppano nell’ambito del muscolo stesso o dell’apparato locomotore.
Riguardo la diversa localizzazione delle lesioni muscolari, che abbiamo definito dirette e indirette, si deve precisare che, l’azione contusiva si esplica, di fatto preferibilmente sulle masse carnose dei muscoli. La conseguenza anatomo-patologica dei traumi muscolari, tranne che per la contrattura e lo stiramento, è rappresentata sempre a un danno anatomico della fibra muscolare, con frequente coinvolgimento della parte connettivale ed eventualmente tendinea e delle strutture vascolari. La diversità delle espressioni anatomo-patologiche e cliniche è data, dall’entità del danno strutturale prodotto dal trauma.
Classificazione delle lesioni muscolari:
· Lesione da trauma diretto (contusione)
- grado lieve
- grado moderato
- grado severo
· Lesione da trauma indiretto
- contrattura
- stiramento
- strappo di primo grado
di secondo grado
di terzo grado (rottura parziale o totale)

Come ben sappiamo ci sono altre classificazioni vedi Kouvalchouk, Jenoure, Reid, Muller-Wolfhart che si basano su propri studi effettuati su diversi casi. A tal proposito è necessario fare qualche precisazione, che ci permetterà di proporre un unico ordine classificativo, che consenta di individuare tutte le lesioni muscolari finora citate e chiaramente identificate nelle loro specifiche connotazioni anatomo-patologiche ed quello proposto sopra.
Di notevole importanza è l’aspetto diagnostico, clinico e strumentale. Questo aspetto rappresenta un momento fondamentale per l’inquadramento del tipo e del grado della , lesione e permette di programmare il trattamento terapeutico più adeguato. Il rilievo strumentale più accreditato è più utilizzato è sicuramente l’indagine ecografia. Esame di facile effettuazione e di importante rilievo in quanto facilmente ripetibile, quindi molto importante nel controllo dell’evoluzione della lesione. Si può utilizzare la T.A.C. in caso di strutture a carattere espansivo. Invece la R.M.N. è particolarmente indicata per il rilevamento di eventuali focolai emorragici in fase acuta. Oltre alle indagini di imaging, esistono altre indagini volte ad esplorare la prestazione muscolare, come il dinamometro isocinetico (viene effettuata circa 1-2 mesi dopo la lesione). Le lesioni muscolari producono un danneggiamento più o meno esteso delle fibre muscolari, delle strutture connettivali di sostegno e di quelle vascolari e nervose. La prognosi a breve distanza delle lesioni muscolari indirette può essere così schematizzata:
- contrattura trattamento adeguato e riposo per qualche giorno
- stiramento trattamento specifico e ripresa funzionale più lento circa 15gg
- strappo evidenza clinica più grave; trattamento fkt prolungato; tempo di guarigione che varia a seconda del grado di lesione, quindi va dai 20 gg ai 45 gg prima di riprendere l’attività sportiva.
In tutte le lesioni muscolari, un adeguato trattamento è fondamentale, perché può incidere concretamente sul processo evolutivo della lesione, sia essa contusiva o distrattiva. Il trattamento immediato ha lo scopo di favorire il ripristino dell’integrità anatomica del muscolo, mediante una stimolazione dei processi rigenerativi. Nella scelta del trattamento, si deve, infatti, tenere conto di tre fattori:
· il tipo di lesione
· la sede della lesione
· le caratteristiche del paziente
La fasi del trattamento riabilitativo
1. Trattamento della fase acuta: R.I.C.E. (riposo, ghiaccio,compressione,elevazione)
2. Recupero dell’escursione articolare e dell’estensibilità
3. Lavoro aerobico di base e recupero della forza
4. Lavoro specifico sul campo
5. Esercitazioni di mantenimento
A tal proposito verranno elaborati dei protocolli ben precisi che prevedono nel nostro caso:
· Consulenza medica
· R.I.C.E.
· Terapia strumentale : T.E.N.S. ;Laser; Tecar terapia; Ultrasuoni a bassa frequenza
· Terapia manuale: massaggio linfatico; massaggio di scarico e decontratturante; stretching o P.N.F.
· Esercitazioni aerobiche: cyclette, step machine, nastro trasportatore
· Lavoro di tono trofismo in ambiente facilitato: idrokinesi terapia
· Ripresa del lavoro sul campo privilegiando il lavoro per migliorare il trofismo muscolare
· Protocollo di mantenimento in campo e in palestra
· Controlli ecografici e consulenza medica.